Un Folle e un Angelo senz’ali.
[Una figura avvolta in uno scuro mantello consunto dorme sdraiata sul bordo del palco quando d'un tratto una voce la sveglia]
<La figura si desta lentamente, portandosi a sedere sul bordo del palco, biascicando qualcosa, mentre alzando le braccia verso l’alto
per stirarsi lascia sfilare il mantello lungo la schiena. Solo ora si accorge delle persone presenti nella platea e rimane un momento
in quella posizione con le braccia alzate e la schiena leggermente inarcata all’indietro con la bocca leggermente aperta in un sonoro
sbadiglio. Solo gli occhi scorrono rapidi sulla platea.>
Narratore: Hamlot…
<La figura si lascia cadere all’indietro rotolando sulla schiena e mettendosi in piedi cercando di ricomporsi in fretta. Un leggero colpo
di tosse a rischiarare la voce il cui timbro è modulato dal sonno, iniziando poi a recitare.>
Narratore: Signore e Signori della platea, benvenuti al Teatro del Giglio che di tutti i mali è la panacea e poc’anzi un ottimo
giaciglio.
<La figura cammina avanti e indietro per il palco. I suoi abiti logori si contrappongono al forbito e delicato parlare. Ad ogni gesto
una sottile nuvola di polvere si alza dai suoi abiti, tuttavia il pubblico pare non dare importanza alle condizioni dei suoi abiti
poichè rapito dalle sue parole>
Narratore: Siamo qui tutti riuniti per ascoltare una storia che non parla d’antichi miti e tanto meno d’immortale gloria!
Assisterete tra pochi istanti ad un incontro un poco strano: ora posso dir che sono distanti ma andar oltre sarebbe vano.
<Si avvicina ora al bordo del palco muovendo un passo nel vuoto per poi riavvicinare il piede all’altro fermo sul bordo. Muove il braccio
destro all’indietro a disegnare un semicerchio in direzione delle quinte ruotando così il busto in quella direzione mentre l’indice
della mano sinistra s’avvicina alle labbra, apprestandosi a concludere il suo narrare.>
Narratore: Silenzio ora, taccia l’ingegno, non più oltre andrò a cantare e che il mio narrar sia stato degno del più sopraffino recitare.
<Terminate le parole siede nuovamente sul bordo del palco lasciandosi cadere sulla destra, sdraiato come in precedenza, cade
addormentato>
[Intanto si apre il sipario. Un muro divide il palco a metà, da una parte Il Folle dall'altra l'Angelo senz'ali. I due parlano
attraverso il muro.]
Folle: Io trovo più soddisfazione nelle mie parole che in tutto l`oro di questo mondo,
che tutto l`oro di questo mondo non vale un singolo verso della mia arte.
Come i vostri sentimenti non hanno valore, non si posso comprare, ma io li posso scrivere e voi vi potete innamorare.
Non potrete mai essere sicura che il vostro amante vi ami davvero, mentre delle parole di un folle vi potete fidare,
poichè son dettate dall`irrazionale che non conosce menzogne.
Angelo senz’ali: Abbracciare la propria Arte porta sempre soddisfazioni! Fidarmi degli scritti di un Folle?
Innamorarmi di versi ben fatti? Non mi è mai successo e poi le parole ben composte sono solite toccar dentro
anche le persone estranee… e allor mi chiedo perchè scegliere di innamorarsi di versi che si devono dividere con molti?
Folle: Io vi sto proponendo dei versi solo vostri, sospesi nel tempo, tra ciò che è e ciò che potrebbe essere.
Riflettete mia spinosa rosa, mio angelo senz’ali, che il domani è rapido a giungere e lo stesso fiore che sboccia oggi,
domani appassirà.
Angelo senz’ali: Non so perchè ma le ultime vostre parole mi suonano come minaccia,
ma non importa i fiori secchi sono belli e durano di certo piu` a lungo di quelli appena sbocciati,
sempre se ben conservati, e le spine restano lo stesso appuntite.
Dei versi solo miei? Non mi basterebbero e non vi permetterei di usare le vostre parole con altri.
Capricciosa ed Egoista, me ne vanto! E sapendo che le mie richieste sono impossibili e improponibili corro sempre piu` velocemente,
aspettando, ma senza troppa speranza, chi con la faccia tosta un giorno riuscirà a farmi star ferma.
Vi portate come marchio un mio ricordo è cosa preziosa.
[il Folle si guarda la mano destra sfregiata sospirando]
Folle: E come si incatena il vento?
Con che coraggio si possono spezzare le ali ad un passero? Che altro non siete che fiera spaventata che graffia e morde e fugge.
Non necessitate di qualcuno che vi domi o vi trattenga, solo di qualcuno che ampli i vostri orizzonti,
che tramuti la vostra gabbia in una distesa verde nella quale scorazzare.
Voi siete la libertà e io sono le vostre ali, voi la voglia di librarvi in volo, io la mano che può spingervi tra le stelle.
Del vostro dono farò tesoro, l’avete inciso sulla mano che crea, dando nuova passione al mio mondo.
[il Folle alza la mano destra al cielo guardandola]
Angelo senz’ali: Bisogna però fermarsi per ritrovare le forze, non sono immortale e ho i difetti che la mia razza impone.
Il vento taglia e accarezza, dipende dalla stagione, e che senso avrebbe la vita senza freni, senza ostacoli.
Se fossi sempre libera non avrei motivo di graffiare e accarezzare.
[cammina avanti verso la fine del palco verso la platea]
Sono prigioniera della mia Arte e scappo per trovare un altro intoppo, un’ altra soddisfazione, un altro peccato avverato,
per poi tornare a scappare sempre più lesta.
E non è bello scoprire che non vi è nessuno che corre piu` di te, che ti frena che non ti permette di essere competitiva.
[il Folle volge lo sguardo in un punto impreciso della platea]
Folle: Interpretate male le mie parole… ciò che mi attrae di voi,
ciò che rende schiava la mia mente è questo vostro essere sfuggente ma mai superficiale,
la vostra crudeltà nell`esprimere la dolcezza che alberga nel profondo del vostro cuore…
quale miglior avversario che un`improvvisatore,
cosa potreste desiderare di più dalla sorte se non sfidare colui che può creare con le parole le grandi ombre che vi rendono così
sfuggente? Se sarete capace di prendere me,
non dovrete temere più nulla, perchè io sarò al vostro fianco a creare sempre nuove ombre in cui celarvi…
[il Folle si volta verso il muro che li divide attendendo una risposta dell'Angelo senz'ali]
Angelo senz’ali:Le Vostre proposte sono allettanti ma restano sempre scritte su pergamena ed io non mi fido.
[l'Angelo senz'ali si avvicina al muro portando una mano a prendere fuori dalle tasche delle pergamene]
Parlare con dei fogli senza scrutarvi in volto.
[l'Angelo senz'ali stringe il pugno, stropicciando le pergamene]
… accettare proposte senza nemmeno ricordarmi di che razza siete,
non vi sembra tutto molto campato in aria?
[l'Angelo senz'ali getta a terra le pergamene stropicciate]
Senza toccar con mano tesori non si prendono, senza scrutar l`avversario,
mosse non si possono prevedere.
[l'Angelo senz'ali si allontana dal muro dandogli le spalle, mentre il Folle si avvicina al muro]
Folle: Non c’è nulla nel mio viso, che la mia penna non sia in grado di descrivere, non v’è nulla in me che i vostri grandi occhi
non abbiano già visto durante la vostra vita. Io non sono nulla, sono semplicemente ciò che decido di essere, giorno per giorno.
I miei sogni e le mie speranze, i miei amori e i dispiaceri, non sono altro che illusioni create dalla mia penna per dare un senso a
questa mia esistenza. Ed ora ho scelto di amarvi.
[le ultime parole del Folle sono quasi sussurrate per poi aprirsi in un impeto ricominciando a parlare quasi urlando]
Avete il coraggio di distruggere queste mura che ci dividono, affrontereste un mondo in
cui tutto è precario solo per amore?
[Batte contro il muro che li separa, tornando con un filo di voce a pronunciare le ultime parole]
Io ho scelto di amarvi.
[l'Angelo senz'ali calcia il muro che crolla ]
[il Folle indietreggia ]
Angelo: Eccoci ora, faccia a faccia con quello che siamo.
[Si guardano negli occhi senza pronunciare alcuna parola]
Folle: Voi cosa siete?
Angelo senz’ali: Ombra.
Folle: Siete luce.
Angelo senz’ali: Sono tempesta.
Folle: Siete il vento che gonfia le mie vele.
Angelo senz’ali: Sono dolore.
Folle: Siete passione.
[ Il Folle si avvicina per baciarla, lei indietreggia ]
Folle: Cosa temete?
Angelo senz’ali: Il domani.
[il Folle si avvicina nuovamente a lei]
Folle: Il domani è un’effimera previsione, una proiezione di noi stessi all’infinito… questo volete? L’infinito?
[l'Angelo senz'ali si volta dandogli le spalle e abbracciandosi con le proprie braccia]
Angelo senz’ali: Voi, la vostra Arte, la vostra precaria situazione… questo vostro essere mi ucciderà, lo sta già facendo.
[l'Angelo senz'ali siede su ciò che rimane del muro infranto massaggiandosi lentamente le spalle con le proprie mani. Riprende poi a
parlare con tono rassegnato]
Angelo senz’ali: Ogni vostra parola entra nelle mie carni con lo stesso impeto d’un pugnale e affonda tracotante di piacere con la stessa
semplicità con cui un chiodo trafigge una mela. E ad ogni vostro passaggio lasciate in me un vuoto incolmabile.
[L'Angelo senz'ali si volta verso il Folle, dagli occhi una lacrima scende sul volto, si rivolge al Folle supplicante]
Angelo senz’ali: Vi prego… andatevene, uscite dalla mia vita.
Folle: Ma…
[L'Angelo senz'ali lo interrompe e continua sempre in tono supplichevole]
Angelo senz’ali: Andatevene, andatevene, andatevene…
Opera incompiuta come il novantotto percento di quello che inizio. In questo caso per mancanza di tempo o forse il tempo è soltanto un alibi, forse non avevo più voglia di scrivere.
A volte penso che se avessi modo di registrare i pensieri di tutti i giorni verrebbe fuori un bel film.