From end to start
Maggio 8th, 2010 by olpsAd un tratto aprì gli occhi. D’impatto, come se qualcosa o qualcuno l’avesse d’improvviso spintonata e costretta a svegliarsi. Dalle fessure della finestra entrava un po’ di luce e il cinguettìo degli uccelli accompagnava la fresca e silenziosa alba bolognese. Rimase immobile ad ascoltare l’unico suono in grado di non disturbarla a quell’ora del mattino, e richiuse gli occhi quasi a volerne risucchiare tutta la dolcezza senza lasciare che gli altri sensi s’intrapponessero e ne intralciassero l’armonia. Durò un istante. Era inutile (e lo sapeva) chiudere gli occhi nell’illusione di non vedere. Ed infatti il dolce suono iniziò presto a svanire, l’udito a narcotizzarsi e vide l’immagine di lui come una fotografia nitida davanti a sé. E come d’incanto quella fotografia si trasformò in una serie di diapositive che iniziarono a scorrere dirompenti davanti ai suoi occhi serrati. E iniziò a rincorrere quelle immagini. Voleva proiettarsi nuovamente dentro quei momenti ormai lontani. Residenti nel passato. Annullati dal presente. Correva immobile sul letto. Correva all’indietro. Voleva ritoccarlo, risentire quell’astratto contatto ormai svanito. Voleva che quelle labbra di nuovo sfiorassero le sue, vibrare nell’orgasmica poesia dell’istante inesauribile che aveva preceduto quel bacio, quei baci che mai erano stati abbastanza. Voleva che quell’immagine prendesse nuovamente forma reale, tangibile. Poterlo accarezzare di nuovo, poter rivolgere nuovamente lo sguardo a quegli occhi, i più belli che mai l’avessero guardata. Voleva poter nuovamente annullare ogni cosa intorno a sé, delimitare lo spazio della sua mente, e intrappolare se stessa nell’unica gabbia in cui era finalmente riuscita a sentirsi libera.
Tese la mano d’istinto e strinse il lenzuolo, si rattrappì nel letto troppo grande per una sola persona. L’avrebbe voluto lì, sentire il suo respiro, il suo odore. Soffocava. Tremava. Piangeva. Era sola. Stringeva forte le mani sulle tempie quasi a voler fermare così gli infiniti ricordi, gli infiniti pensieri. L’infinita paura di non poter dimenticare.
Di non voler dimenticare.

